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  14/02/2016 23:59


LA “TRE-GIORNI” DEL CARD. BASSETTI IN CALABRIA E CAMPANIA (5/7 MARZO 2016)



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LA VISITA DEL CARDINALE GUALTIERO BASSETTI A CASAL DI PRINCIPE, NELLA “TERRA DEI FUOCHI”. SULLA TOMBA DI DON GIUSEPPE DIANA, «UN GIUSTO INNOCENTE»

«Affidiamo all’intercessione di questo giusto innocente tutti i sacerdoti e coloro che spendono la propria vita per la pace, la giustizia e la difesa dei piccoli». È la preghiera che il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti ha scritto nel registro posto sulla tomba di don Giuseppe Diana (1958-1994), ucciso a trentasei anni, il 19 marzo, festa di san Giuseppe, nella sacrestia della sua chiesa in Casal di Principe, Diocesi di Aversa. Sulla lastra di marmo della sua tomba è incisa la frase: “Dal seme che muore fiorisce una messe nuova di giustizia e di pace”. Il motivo del suo martirio è stato quello di essersi rifiutato di celebrare in chiesa il funerale di un pregiudicato che, per disposizione prefettizia, si doveva tenere nel locale cimitero. Bassetti si è recato in questa località della Campania il 7 marzo, rientrando dal viaggio in Calabria, nella diocesi di Cassano all’Ionio. Accolto dal vicario generale e parroco di Casal di Principe, don Francesco Picone, e dal responsabile diocesano per i problemi sociali, Salvatore Cuoci, il cardinale ha fatto visita ad alcune delle tante “periferie” del nostro Paese dove le carenze dello Stato vengono colmate dall’antistato criminale che dà “lavoro” a tante persone. Basti pensare che Casal di Principe conta 22mila abitanti di cui più di mille, nell’ultimo ventennio, sono stati denunciati per associazione a delinquere di stampo mafioso.(CONTINUA)

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LA CERIMONIA DEL CONFERIMENTO DEL PREMIO “GIORGIO LA PIRA - CITTA’ DI CASSANO” AL CARDINALE GUALTIERO BASSETTI

A dare il “benvenuto in Calabria” al cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti nel Teatro comunale di Cassano allo Ionio, il 5 marzo, non c’erano solo i rappresentanti delle Istituzioni civili, religiose e del mondo della cultura, ma tanta gente comune. L’occasione che ha portato il cardinale Bassetti nel capoluogo della Diocesi calabrese, è stata quella del conferimento, al porporato perugino, del premio “Giorgio La Pira-Città di Cassano” istituito nel 2013 dal Centro Studi dedicato al sindaco “santo” di Firenze in collaborazione con il Progetto culturale della Cei e con la stessa Diocesi. Il cardinale Bassetti, che nel suo breve soggiorno calabrese (5/7 marzo) ha avuto modo di visitare alcune comunità parrocchiali di periferia dell’Alto Ionio, ha tenuto una lectio magistralis molto apprezzata su “La Pira e il Mediterraneo: l’attualità di una profezia”. Ad introdurre-presentare l’illustre ospite, il primo vescovo italiano ad essere stato creato cardinale da papa Francesco nel Concistoro del 22 febbraio 2014 e al quale lo stesso pontefice ha affidato le meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo del prossimo 25 marzo, sono stati il vescovo diocesano mons. Francesco Savino, il commissario prefettizio del Comune Emanuela Greco, il membro del Comitato scientifico del Premio Gianluca Gallo, il presidente del Centro Studi “La Pira” Francesco Garofalo, e il segretario nazionale di Retinopera Vincenzo Conso, che ha moderato gli interventi. (CONTINUA)

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LA GIORNATA DEL CARDINALE GUALTIERO BASSETTI NELL’ALTO IONIO CALABRESE

Il cardinale Gualtiero Bassetti, giunto in Calabria il 5 marzo percorrendo un suggestivo tratto dell’autostrada “A3 Salerno-Reggio”, quello che attraversa il massiccio del Monte Pollino e si affaccia sulla Piana di Sibari, oltre a visitare Cassano allo Ionio, dove gli è stato conferito il premio “Giorgio La Pira 2016”, ha avuto occasione di conoscere alcune comunità parrocchiali di “periferia” dell’Alto Ionio calabrese nel sostare, il 6 marzo, prima a Roseto Capo Spulico e poi a Montegiordano. Il cardinale ha avuto modo anche di conoscere due comuni italo-albanesi, Frascineto e Civita dell’Eparchia di Lungro, dove la religione è quella cattolica di rito bizantino. Gli antenati dei loro attuali abitanti ripararono in Calabria tra i secoli XV e XVII, a seguito dell’espansione dell’Impero ottomano nella Penisola balcanica. L’intensificarsi delle incursioni saracene lungo la costa ionica provocarono la fuga delle popolazioni nell’entroterra: è quanto è accaduto alla gente di Montegiordano. Una comunità che si divide tra l’abitato del paese, situato a 650 metri s.l.m. con un panorama mozzafiato sul Golfo di Taranto, e la frazione Marina. Complessivamente non raggiunge le 1.900 anime, quando mezzo secolo fa ne contava 3.200, dove l’emigrazione, soprattutto giovanile, continua ad essere la principale piaga sociale. Non pochi montegiordanesi vivono anche in Umbria. Nel 2012 il settimanale cattolico umbro «La Voce» dedicò un “reportage” a questi “umbri-calabresi”. Nel corso di quasi quattro secoli Montegiordano (fondato il 10 maggio 1649) ha conosciuto soprusi e ingiustizie, subendo, nel 1933, la distruzione della sua antica chiesa madre a tre navate in stile barocco. Fu una vera e propria profanazione non solo per il luogo di culto che rappresentava, ma per essere stato, fino all’età napoleonica, luogo di sepoltura dei montegiordanesi sotto il suo pavimento di 400 mq. Il cardinale Bassetti, prima di giungere a Montegiordano, accompagnato dal vescovo diocesano mons. Francesco Savino, ha fatto sosta a Roseto Capo Spulico, dove la storia dell’Alto Ionio è un tutt’uno con la natura. Il porporato, accolto dai rappresentanti delle Istituzioni civili e religiose, ha visitato il suggestivo Castello di epoca Sveva che si riflette nell’Ionio. (CONTINUA)

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L’ALTO IONIO CALABRESE E L’UMBRIA UNITI DA SANTA RITA

Di Francesco Carlini

Nei giorni di permanenza in Calabria, in occasione della visita del cardinale Gualtiero Bassetti alla Diocesi di Cassano Allo Ionio, ho conosciuto tante persone. Come ti chiami? Da dove vieni? Cosa fai? Sono le domande che reciprocamente ci siamo fatti per l’avvio di un dialogo. Dalle conversazioni è emerso che sono il direttore responsabile de “Lo Scoglio di Roccaporena”, il periodico del paese natale di Santa Rita. In tanti allora mi hanno raccontato della grande devozione della gente dell’Alto Ionio, Montegiordano in particolare, per colei che è stata moglie e madre, paciera e monaca, caritatevole e spirituale. Rita è conosciuta in questo bellissimo e incontaminato territorio grazie a quelle persone che, emigrate per lo studio, casualmente hanno avuto tra le mani una sua immaginetta o ne hanno visto la statua in una chiesa. Rimasti affascinati dalla coinvolgente storia di Rita, pregna di normalità e fedeltà al progetto di Dio, hanno iniziato a farla conoscere nella terra natia. A lei e ad altri Santi è stato affidato l’avvio del riscatto socio-culturale di una popolazione semplice ed umile, “contesa” tra la Basilicata e la Calabria e per questo “isolata” da ogni scelta poltico-economica, defraudata addirittura della propria storia (si pensi, ad esempio, all’abbattimento a Montegiordano dell’antica chiesa del paese nel periodo fascista -1933 - per ragioni ancora oggi poco chiare). E allora alcuni hanno donato alla chiesa di Montegiordano una statua, in tanti hanno messo alle figlie il nome Rita, col tempo si è iniziato a celebrarne la festa con triduo, messa e processione. Addirittura nella frazione Marina di Montegiordano alla Santa umbra è stato dedicato un trullo, cioè uno stabilimento balneare: in estate quanti passeggiano sul lungo mare “Giorgio Liguori” vedono l’effige di Rita illuminata sulla cima del trullo. All’ingresso di molte case si trova, incastonata in un’apposita nicchia, una statuetta della Santa. Insomma, nell’Alto Ionio Calabrese Rita è conosciuta e invocata dagli adulti e dai più giovani, dagli anziani e da chi amministra la cosa pubblica. Non posso non ringraziare l’amico e collega Riccardo Liguori per avermi guidato per mano alla scoperta della sua bella terra natale, per avermi dato la possibilità di avviare un percorso per un possibile-futuro (speriamo prossimo!) gemellaggio, nel nome di Santa Rita, tra Roccaporena e Montegiordano, ma soprattutto per avermi fatto conoscere persone con le quali l’empatia è stata immediata. E allora grazie a donna Pina, Giovanni, Damiano, Domenico, Ludovico, Rosa, Piero, Francesco, Teresa Carla, Carmelo, padre Emmanuel, don Pasquale…e tanti altri amici. 


Allegato:
conferimento premio La Pira.pdf


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