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  19/10/2018 23:52


Intervento del cardinale Gualtiero Bassetti al Sinodo dei giovani riflettendo sui nuovi santi Paolo VI e l’arcivescovo Oscar Romero: «Maestri perché testimoni». «Hanno dato al Sinodo sui giovani un significato ulteriore compiendo la scelta coraggiosa di rischiare»



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«All’interno di un cammino già molto ricco di stimoli e testimonianze, le canonizzazioni di Paolo VI e dell’arcivescovo Oscar Romero hanno dato al Sinodo sui giovani un significato ulteriore: sono santi perché hanno compiuto “la scelta coraggiosa di rischiare” per seguire Gesù e «hanno avuto il gusto di lasciare qualcosa per abbracciare la sua via» ha detto il Papa». Lo evidenzia il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nel suo articolo “Maestri perché testimoni”, pubblicato da “Il Settimanale” de «L’Osservatore Romano» in edicola venerdì 19 ottobre.

Mettere Gesù al centro dell’esistenza.

«Questa scelta di lasciare le proprie sicurezze rappresenta un grande insegnamento per i giovani – prosegue il cardinale Bassetti –. Di fronte al richiamo consumistico del mondo contemporaneo, rispetto al male banale che si consuma quotidianamente in rete e nella vita di tutti giorni, Montini e Romero rappresentano in modo autentico la Chiesa missionaria e che si prende cura degli ultimi. Essi lo fanno con personalità estremamente differenti ma con lo stesso slancio evangelico: mettere Gesù al centro dell’esistenza e prima di ogni desiderio e volontà personale. Paolo VI, ha sottolineato Francesco, «anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente». Romero, invece, «ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli».

Il denaro fa chiudere l’uomo in se stesso.

«Sono preziose le testimonianze che ci lasciano in eredità queste due grandi figure – sottolinea il presule –. Oggi il desiderio di successo personale, di farsi dio di se stessi e di possedere somme ingenti di denaro rappresentano i grandi miti della nostra società opulenta. Più di ogni ideologia politica, le giovani generazioni rischiano di essere attratte da un materialismo nichilista senza cura verso l’altro e senza uno slancio autentico verso il futuro. Un modo di vivere che si basa, come aveva intuito molti decenni fa Giovanni Battista Montini, su una concezione del denaro come bene isolante. Il denaro dà all’uomo una falsa sensazione di sicurezza e di protezione: lo fa chiudere in se stesso e gli fa rompere le relazioni con gli altri, per paura e per avidità».

Condizionati dalla civiltà della rete e dai miti di successo della società opulenta.

«Oggi molti giovani, condizionati dalla civiltà della rete che troppo spesso banalizza le amicizie e dai miti di successo della nostra società opulenta – ricorda il cardinale –, conducono una vita individualistica che non permette loro di apprezzare, sino in fondo, il senso delle relazioni interpersonali. Questo è uno snodo decisivo: restituire il significato profondo del concetto di relazione. Perché è solo attraverso la relazione con gli altri che una persona può diventare parte di un corpo vivo: di una famiglia, di una comunità cittadina, di una scuola, di un’associazione e di una comunità ecclesiale».

Due testimoni e due maestri per i giovani.

«Paolo VI e Romero sono stati, entrambi e senza alcun dubbio - conclude Bassetti –, parte importante di un corpo vivo: due testimoni e due maestri che i giovani in tutto il mondo possono seguire con ammirazione e coraggio. E si può ben dire che le famose parole di Montini citate da molti in questi giorni — «l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni» — hanno preso forma nel papa bresciano e nell’arcivescovo di San Salvador».





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