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  11/10/2018 19:02


Perugia: presentato il progetto Cei “Open day - Accolti.it: dalla segregazione all’accoglienza”. In Umbria hanno aderito cinque strutture cattoliche e di ispirazione cristiana di riabilitazione per giovani e adulti con disturbi di tipo neuro psichiatrici e comportamentali



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E’ stato presentato alla stampa a Perugia, l’11 ottobre, il progetto “Open day - Accanti.it: dalla segregazione all’accoglienza”, che coinvolge a livello nazionale oltre cento strutture di riabilitazione cattoliche e di ispirazione cristiana attive nel prendersi cura di persone giovani e adulte con disturbi di tipo neuro psichiatrici e comportamentali, non alternative all’assistenza domiciliare ma di integrazione-interazione con le famiglie degli assistiti. Promosso dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana (Cei), questo progetto è stato fatto proprio, a livello regionale, dall’Ufficio per la pastorale della salute dalla Ceu a cui hanno aderito cinque realtà umbre: l’Istituto Serafico di Assisi, il Centro Speranza di Fratta Todina, l’Opera Don Guanella-Centro Sereni di Perugia, le Residenze di ospitalità per anziani Fontenuovo di Perugia e Marsciano e il Centro “Il Pavone” della Comunità di Capodarco dell’Umbria di Perugia.

L’“Open day” di queste realtà umbre, che con entusiasmo si apprestano a spalancare le loro porte a Istituzioni e società civile, si terrà di sabato 13 ottobre come in tutte le strutture riabilitative italiane aderenti al progetto “Accolti.it”. Le sue finalità sono state presentate in Senato lo scorso 10 ottobre, giorno dedicato al Disagio mentale, per richiamare l’attenzione verso tematiche che riguardano sempre più famiglie. Alla presentazione umbra dell’“Open day - Accolti.it” sono intervenuti i rappresentanti delle cinque strutture umbre aderenti al progetto: Francesco Di Maolo, Istituto Serafico; Giuseppe Antonucci, Centro Speranza; don Matteo Rinaldi, Istituto Don Guanella-Centro Sereni; Simonetta Cesarini, Fontenuovo Fondazione Onlus; Cinzia Coco, Centro “Il Pavone” della Comunità di Capodarco dell’Umbria. Significative le parole di quest’ultima, una disabile, quasi riepilogative dei precedenti interventi.

Silvia Coco è da venti anni accolta in quella che lei definisce non una struttura, ma una «casa speciale». Grazie alla Comunità di Capodarco è riuscita a conseguire la laurea in economia. «Questo – ha sottolineato – è la dimostrazione di come la Comunità di Capodarco sa sposare gli ideali delle persone in difficoltà». E questo avviene un po’ in tutte le altre realtà umbre aderenti al progetto, che sono anch’esse “case speciali”, più che strutture di riabilitazione, «perché – come ha precisato Silvia Coco – sono luoghi di vita condivisa con chi è in stato di difficoltà nel saperlo valorizzare e sposandone il suo progetto di vita con l’incentivare le sue capacità residue».

Questo stile di accoglienza, ha proseguito la rappresentante della Comunità di Capodarco, «nasce come lotta contro l’emarginazione perché è brutto sentirsi emarginato dalla società, una situazione che ti leva quello spirito di vitalità che ognuno di noi disabili conserva dentro di sé. La nostra Comunità e le altre realtà sono luoghi di inclusione e non di segregazione, con un’ideale che abbraccia e accomuna tutti noi che viene dal profondo del cuore, perché non è un servizio offerto, ma è un’accoglienza dove l’accoglienza non significa cura, ma abbracciare un progetto di vita: “Io ti aiuto a fare dove tu non riesci, non arrivi”».

«Le Istituzioni e la società civile non ci lascino soli in questo nostro percorso di crescita, ma ci diano quello che serve per garantirci una vita dignitosa ad iniziare dal relazionarci con la gente normodotata. Spesso sono persone imbarazzate, perché non sanno quello che trovano al nostro interno... Pertanto ben vengano iniziative come questa dell’“Open day - Accolti.it”, che ci fanno conoscere all’esterno, perché solo toccando con mano quello che uno fa può smetterla di parlare di strutture di segregazione».

A portare i saluti di don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale di pastorale della salute della Cei, è stata Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, che ha spiegato le finalità del progetto. «Accogliere – ha evidenziato l’avv. Di Maolo – non è un verbo soltanto fisico, ma è un verbo dell’umano e significa accompagnare l’altro nel suo percorso di vita, trovando spazio per lui dentro di noi. Nello stesso tempo vogliamo sfatare dei pregiudizi, perché siamo consapevoli che nell’immaginario collettivo le nostre strutture, specie quelle residenziali, sono considerate come strutture segreganti. Da qui l’idea dell’“Open day - Acconti.it”, di aprirsi per fare conoscere i tanti percorsi di valorizzazione delle persone accolte, ma anche per dare un messaggio: molto spesso sono i domicili segreganti quando mancano le reti di sostegno, le reti sociali e noi vogliamo fare un appello forte che esce dalle nostre strutture e a ritrovare, a livello sociale, la dimensione dell’accoglienza, perché è una dimensione che ci caratterizza indipendentemente dalle appartenenze. Dobbiamo contrastare il contrario dell’accoglienza che è l’emarginazione, l’esclusione, l’isolamento… Noi crediamo fortemente che l’elemento fondamentale di una società giusta e democratica passa proprio dal non lasciare dietro nessuno».

Le cinque “case speciali” umbre di accoglienza si presentano e danno appuntamento all’“Open day” di sabato 13 ottobre: 

Istituto Serafico (O.d. dalle ore 15 alle 18). Il Serafico è un ente ecclesiastico fondato nel 1871 per la pratica della carità evangelica a favore di persone affette da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali, di adulti inabili, di anziani autosufficienti e non auto-sufficienti. E’ un modello di eccellenza italiana ed internazionale nella riabilitazione, nella ricerca e nell’innovazione medico scientifica per i ragazzi con disabilità plurime. Convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale per trattamenti riabilitativi residenziali, semiresidenziali ed ambulatoriali, il Serafico accoglie e cura ogni giorno 157 pazienti, provenienti da tutto il territorio nazionale, per un totale di 14.841 trattamenti riabilitativi e 15.842 trattamenti educativi-occupazionali all’anno (dati 2017). In una superficie complessiva di circa 10.000 mq, posta su di un’area di 40.000 mq, sono disponibili 84 posti letto in regime residenziale, 25 posti letto in regime semi-residenziale, oltre ad un servizio ambulatoriale e di valutazione diagnostica-funzionale. Le persone al servizio degli utenti sono oltre 200: circa 163 tra collaboratori e dipendenti e i numerosi volontari, che mettono in campo non solo capacità e competenze, ma anche un “capitale di umanità” in grado di entrare in sintonia con i pazienti. L’Istituto promuove attività di accoglienza, riabilitazione, assistenza socio-sanitaria, recupero, reinserimento sociale, educazione morale e formazione cristiana delle predette persone, come pure di sostegno morale e culturale alle loro famiglie.

Centro Speranza (O.d. dalle ore 9 alle 12.30). Il Centro Speranza di Fratta Todina, sorto nel 1984, è una struttura sanitaria di riabilitazione gestita dalla Congregazione delle Suore Ancelle dell’Amore Misericordioso che offre servizi diagnostici, riabilitativi, educativi, percorsi di crescita e inclusione sociale per il benessere psicofisico di bambini, giovani e adulti con disabilità fisiche, psichiche, multisensoriali e di bambini e adolescenti con disturbi del comportamento e del neurosviluppo. Attualmente assiste in regime semiresidenziale circa 100 persone assistite da circa 70 operatori. Questo Centro intende essere sempre più un luogo in cui professionalità e Carità Evangelica offrano un servizio qualificato alle persone con disabilità e alle loro famiglie, ispirato al carisma dell’Amore Misericordioso indicato dalla fondatrice Beata Madre Speranza. Nucleo fondante di ogni intervento riabilitativo e socio-riabilitativo ed educativo è il “Trattamento Pedagogico Globale”. Il Centro ha ottenuto nel 2006 la Certificazione UNI EN ISO 9001 del Sistema e l’accreditamento dalla Regione diventando risorsa di riferimento nell’ambito socio-sanitario per i servizi offerti. Rilevante è l’impegno della sua equipe nella collaborazione allo sviluppo della cartella clinica informatizzata del sistema “ATLANTE” con l’inclusione della scala di valutazione multidimensionale SVAMDI.

Il Centro “Il Pavone” della Comunità di Capodarco (O.d. dalle ore 16 alle 19). La Comunità di Capodarco dell’Umbria è un Centro socio-riabilitativo ed educativo che offre servizi di assistenza e cura della persona con disabilità psichica e fisica con interventi terapeutici, socio-psicopedagogici e riabilitativi individializzati. Attualmente ospita 40 persone in regime di residenzialità e 13 in semi residenzialità, con 40 operatori attivi nelle sedi di Gubbio e di Perugia. La sede di Gubbio presenta due Residenze e un Centro Diurno; la sede di Perugia presenta una Residenza e un Centro Diurno denominato “Il Pavone”, sito zona Settevalli.

Opera Don Guanella-Centro Sereni (O.d. dalle ore 10). Il Centro Sereni - Opera Don Guanella è una struttura socio-riabilitativa che accoglie persone di sesso maschile in età adulta, con deficit cognitivo grave e gravissimo. Prevede l’ospitalità continua, con tutte le conseguenti prestazioni sia alberghiere e assistenziali sia sanitarie, riabilitative e quelle socio-psico-educative. Attualmente gli assistiti residenziali sono 60 e quelli semi residenziali 10, accolti da 85 tra operatori, animatori e volontari. E’ un’eccellenza italiana, accreditata e convenzionata con la Regione Umbria ed è attiva sul territorio dal 1946. Il Don Guanella pone al centro della sua opera non il paziente, ma l’individuo e la relazione. Pertanto l’acquisizione di abilità e l’apprendimento di comportamenti non sono preminenti, ma subordinati ad una relazione educativa comprensiva della dimensione affettiva. L’apprendimento di autonomie e la riabilitazione non possono prescindere dalla gioia di vivere con gli altri; le attività vengono proposte in un ambiente accogliente, sensibile, familiare, sereno in cui non mancano l’allegria, la cordialità, lo spirito di gruppo, pur nella massima professionalità e seguendo le indicazioni delle moderne neuroscienze.

Fontenuovo Residenze di ospitalità per Anziani (O.d. dalle ore 10 alle 13.30). Fontenuovo, opera segno dell’Archidiocesi di Perugia, nasce nel 1885 e da allora promuove una cultura di valorizzazione dell’età anziana come età in cui essere protagonisti anche nelle condizioni più difficili. La persona anziana è da sempre al centro della mission aziendale e Fontenuovo opera al fine di rispondere in modo attuale e mirato ai suoi bisogni. Per questo ha ampliato il suo sguardo e, oltre alla ormai centenaria esperienza di cura dell’anziano non autosufficiente, si rivolge con nuovi servizi e iniziative agli anziani di tutte le età e al contesto sociale cui appartengono. Attualmente accoglie nella sede di Perugia 90 anziani e in quella di Marsciano 30, oltre a 67 ospitati nei Centri diurni e Residenze servite di Perugia e di Fossato di Vico, assistiti da 110 operatori coadiuvati da volontari di diverse associazioni. Tra i servizi offerti quelli di assistenza socio-sanitaria ad anziani non autosufficienti e di assistenza sociale e di minimo supporto assistenziale ad anziani autosufficienti; diffonde una cultura di promozione della solidarietà, del rispetto e della valorizzazione del mondo degli anziani attraverso occasioni di incontro, di riflessione, attività di formazione e seminariali; accoglie e stimola la presenza e la crescita del volontariato.




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