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  06/12/2017 18:31


Gubbio: Ordinazione episcopale e inizio del ministero pastorale di mons. Luciano Paolucci Bedini. Consegna del Pastorale e il primo discorso del nuovo vescovo ai fedeli. Il presule: «Il sacrificio di chi vive un tempo di fatica è prezioso agli occhi di Dio ed è caro a me». L'incontro con i rappresentanti delle istituzioni civili



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«La tua vocazione sacerdotale ed oggi il tuo episcopato sono anche il frutto del matrimonio, dell’amore e della fedeltà dei tuoi genitori (presenti alla celebrazione con altri familiari, n.d.r.)». Con queste parole, domenica 3 dicembre, nella chiesa di San Domenico in Gubbio, il cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo emerito di Ancona-Osimo, ha iniziato l’omelia della solenne concelebrazione eucaristica dell’ordinazione episcopale e inizio del ministero pastorale nella città di sant’Ubaldo di mons. Luciano Paolucci Bedini, del Clero del capoluogo marchigiano, finora rettore del Seminario Regionale delle Marche. Con il porporato hanno concelebrato 25 arcivescovi e vescovi, tra cui: il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana, mons. Mario Ceccobelli, immediato predecessore del neo vescovo, mons. Angelo Spina, arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo, mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu), con gli altri vescovi umbri, mons. Piero Coccia, arcivescovo metropolita di Pesaro e presidente della Conferenza episcopale marchigiana (Cem), con gli altri vescovi delle Marche. Oltre 200 i sacerdoti, numerosi i diaconi e i seminaristi umbri e marchigiani che hanno partecipato alla solenne concelebrazione, che ha visto la presenza di diversi rappresentanti delle Istituzioni civili e militari, regionali e locali, e di oltre 1.500 fedeli, di cui 1.150 seduti. Il vescovo eletto ha fatto processionalmente ingresso nella grande e splendida chiesa di San Domenico in Gubbio sulle note del Te Deumdi Charpentier eseguito, come gli altri canti, dai Contores Beati Ubaldi, corale della cattedrale di Gubbio diretta dal maestro Renzo Menichetti; alle ore 17,19 un lungo applauso ha salutato l’ordinazione episcopale del 60° successore di sant’Ubaldo. Al termine della celebrazione eucaristica nella chiesa di San Domenico in Gubbio per l’ordinazione episcopale e inizio del ministero pastorale del nuovo Vescovo mons. Luciano Paolucci Bedini, ci sono stati altri due momenti significativi: la consegna del Pastorale e il primo discorso ai fedeli del 60° successore di sant’Ubaldo.

Così si è espresso un emozionato mons. Mario Ceccobelli nel consegnare il Pastorale al suo successore: «In questa diocesi la staffetta episcopale si rinnova da più di un millennio. Io ti sosterrò con la preghiera perché tu possa essere un Pastore santo sul modello di tanti vescovi santi di questa Chiesa, tra i quali emerge il Patrono: Ubaldo.Pregherò ogni giorno per te e per questa Chiesa che lascio nelle tue mani giovani e forti. Carissimo vescovo Luciano, so che il tuo cuore vibra per le forti emozioni di questi giorni e per le gravi responsabilità che da questa sera faranno parte della tua missione, ma non temere, continua ad aver fede, il Signore dona sempre le energie sufficienti per assolvere la missione che affida ai suoi amici non lasciandoli mai soli… Avanti dunque, con coraggio e fiducia, nel cammino da percorrere con il tuo popolo e con il tuo Pastorale».

Prima della benedizione finale da parte del cardinale Edoardo Menichelli, che ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica, ha tenuto il suo primo discorso da vescovo di Gubbio mons. Luciano Paolucci Bedini. Il presule si è subito rivolto a quanti «vivono un tempo di fatica nella vita, di dolore per le ferite dell'esistenza, per la sofferenza della malattia, per la paura della solitudine o il timore del futuro, che sono presenti, qui o a casa, e che oggi non hanno rinunciato a vivere con me questa immensa gioia. Mi siete maestri di come l'amore e la condivisione allargano il cuore e gli permettono di rimanere aperto e ospitale. Il vostro sacrificio è prezioso agli occhi di Dio e caro a me che vi porto nella preghiera».

Poi, i tanti grazie di mons. Paolucci Bedini: «Alla Chiesa di Dio, nella quale ho incontrato Gesù, ho conosciuto fratelli e sorelle che mi hanno accolto ed educato, ho ricevuto la grazia dei sacramenti e la luce della Parola; alla Chiesa di Ancona-Osimo, dove sono cresciuto, alle sue comunità parrocchiali, specialmente quella di Maria SS. Madre di Dio di Torrette e quella di San Paolo a Vallemiano; grazie alla Chiesa-Sposa di Gubbio! Non ci conoscevamo, e il Signore, per le vie misteriose della sua volontà, ci ha promessi l'uno all'altra. Il fidanzamento è durato solo tre giorni, ma è stato amore a prima vista. Mi sono commosso quando ho saputo che da mesi questa Chiesa, antica e vivace, stava pregando con grande fiducia per il nuovo vescovo. Le parole di quella preghiera non disegnavano un volto preciso, ma tratteggiavano i contorni di un cuore capace di amare dell'Amore di Cristo-Sposo».

            Avviandosi alla conclusione, mons. Paolucci Bedini ha ringraziato i suoi familiari e, prendendo spunto dal suo motto episcopale, “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, ha detto: «Gratuitamente desidero continuare a donare tutta la mia vita per il Vangelo nella Chiesa, perché questa parola di vita continui a salvare la vita di tanti. Desidero farlo in comunione con coloro che il Signore mi dona, sorelle e fratelli, consacrati nel battesimo e in ogni vocazione, al servizio di tutti, a partire dai poveri di ogni povertà. Questa è la novità di Gesù, la forza del suo Amore. Credetelo, sognatelo, e speratelo con me».

l'incontro con i rappresentanti delle istituzioni civili

«Signor Sindaco di Gubbio! Signori Sindaci dei Comuni di Umbertide, Scheggia e Pascelupo, Costacciaro e Cantiano, in cui ha sede questa antica Chiesa di Gubbio, a voi il mio saluto e il mio ringraziamento per avermi aperto la porta della vostra terra e accolto nei vostri borghi e paesi che tanto bella rendono questa regione». Così il vescovo eletto mons. Luciano Paolucci Bedini ha salutato i sindaci della Diocesi di Gubbio convenuti davanti al Palazzo dei Consoli della città di sant’Ubaldo, domenica 3 dicembre, all’incontro ufficiale con i rappresentanti delle Istituzioni civili che ha preceduto, nella chiesa di San Domenico, la celebrazione eucaristica della sua ordinazione episcopale e dell’inizio del suo ministero pastorale.

            In una giornata particolarmente fredda, mons. Paolucci Bedini è stato avvolto dal calore degli eugubini, salutato dal Campanone e dagli sbandieratori della città di Gubbio che gli hanno donato una bandiera con il suo stemma episcopale.

            «Da stasera – ha proseguito mons. Paolucci Bedini – avete in me un nuovo concittadino delle comunità locali  che vi sono affidate. Un cittadino appassionato e partecipe delle vicende che riguardano il bene di tutti e, particolarmente, dei più bisognosi. Attento e disponibile al dialogo sempre, con tutti. Vigile per il rispetto della dignità di ciascuno. Rispettoso delle vostre specifiche autonomie nella gestione della cosa pubblica e delle peculiari competenze nel prezioso servizio della politica».

            «E da oggi, avrete in me anche un alleato. Nel bene. Per il bene di questa terra e delle persone che la abitano, e di quelli che verranno ad abitarla – ha sottolineato il vescovo eletto –. Specie di color che faticano di più a vivere e a sperare. Un alleato desideroso di collaborare a rendere questi nostri paesi ancora più belli, sempre più aperti, generosamente accoglienti e ospitali, esempio di una responsabile concordia a servizio di tutti.  Un alleato disposto anche a lottare, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, contro tutte le semplificazioni sociali e culturali che, nell'indifferenza, non si prendono cura dei desideri e delle speranze dei giovani, della solitudine e della fatica degli anziani, dell'affanno e della sfiducia delle famiglie, dei papà, delle mamme e dei bambini. Senza distinzione alcuna».

            «Marchigiano di nascita – ha ricordato –, oggi, divento umbro per amore. Amore per la Chiesa e per il sogno di pace e di comunione che Dio Padre ha su tutte le donne e gli uomini. In questa terra, che per tanti è un invito alla pace e alla riconciliazione, dove si sono incrociati i passi del “folle povero” di Assisi, Francesco, e del Santo Vescovo di Gubbio, Ubaldo, vorrei portare il mio piccolo contributo possa fiorire, ad opera di molti, un laboratorio esemplare di umana convivenza e di civile partecipazione».

 

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