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  27/11/2017 18:20


Intervista al neo vescovo di Gubbio mons. Luciano Paolucci Bedini. Il messaggio del 60° successore di S. Ubaldo alle istituzioni civili: «Esprimo il desiderio sincero di poter pensare e sognare insieme un tempo migliore per questa terra benedetta che il Signore ci ha affidato come casa comune».



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Domenica  3 dicembre 2017 la Diocesi di Gubbio accoglie il suo nuovo Vescovo nella persona di mons. Luciano Paolucci Bedini. Nella stessa celebrazione eucaristica, che si terrà nella chiesa di S. Domenico, è prevista l’ordinazione episcopale dell’eletto e la successiva presa di possesso della cattedrale che fu di S. Ubaldo e che negli ultimi dodici anni è stata di mons. Mario Ceccobelli. La solenne liturgia vedrà come ordinante principale il card. Edoardo Menichelli, arcivescovo emerito di Ancona-Osimo, diocesi di origine di mons. Paolucci Bedini; vescovi conordinanti saranno: il card. Gualtiero Bassetti arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana e mons. Mario Ceccobelli amministratore apostolico della Diocesi di Gubbio. Presenti naturalmente gli altri Vescovi dell’Umbria, tra cui il presidente della Conferenza regionale mons. Renato Boccardo arcivescovo di Spoleto-Norcia, e vari Presuli provenienti dalle Marche, tra cui l’attuale arcivescovo di Ancona-Osimo mons. Angelo Spina. Come Ufficio Stampa della Conferenza episcopale umbra abbiamo realizzato questa intervista a mons. Luciano Paolucci Bedini, che vi proponiamo.  

Eccellenza, ha già partecipato ad una riunione della Conferenza Episcopale Umbra? Come è stato accolto? Che clima ha trovato?

Una serena e fraterna accoglienza, molto gradita, che mi ha messo subito a mio agio. Ho potuto apprezzare la condivisione appassionata e attenta da parte di tutti, dei vari temi all'ordine del giorno e il desiderio condiviso di fare il bene delle nostre Diocesi e della comunità umbra in toto.

Subito i suoi confratelli gli hanno consegnato due deleghe importanti e strategiche per la Chiesa: il seminario e la catechesi. Tre caratteristiche che secondo Lei deve avere oggi sia il prete sia il catechista in una società liquida e perennemente “connessa” ai new media.

Il prete ha bisogno di passione per il Vangelo, amore per la gente e accoglienza per i più deboli. Il catechista dovrebbe parlare con la sua vita rinnovata dal Vangelo, mostrarsi innamorato della Chiesa sua madre e camminare accanto ad ogni situazione con fiducia e pazienza.

Dal giorno della pubblicazione della Sua nomina a Vescovo di Gubbio: quale messaggio augurale o di vicinanza le viene in mente per primo, o ricorda con più affetto?

Molti mi hanno scritto o detto a voce di occuparmi prima di tutto e soprattutto dei fratelli preti e di stare in mezzo alla gente. Diversi mi hanno raccomandato i giovani e le famiglie, specie quelle ferite. Ma la cosa che più mi consola e mi dà forza è la parola di tanti, tantissimi - laici, religiosi o preti, giovani o meno -  che mi hanno assicurato la loro preghiera. 

Un prete che è stato significativo nel suo percorso, dalla scoperta della vocazione all’elezione all’episcopato, e perché?

Diverse sono le figure di preti che hanno accompagnato e guidato la mia vita, il discernimento vocazionale e gli anni del ministero. Ricordo il mio parroco da ragazzo, don Aldo, per la sua totale dedizione alla Chiesa; il mio primo parroco da giovane prete, don Franco, per la sua semplicità e la sua bontà verso tutti; ma soprattutto il mio rettore, don Vittorio, per la sua umiltà e la sua saggia mitezza. Una figura di prete e di vescovo che dal seminario mi ha scaldato il cuore con la sua testimonianza è quella di don Tonino Bello, per cui non servono spiegazioni.

Ricorda la “molla” che le ha fatto dire: sì entro in seminario, voglio fare il prete?

Sulla tua parola getterò le reti! È l'espressione di Pietro, che pur non potendo contare sulle sue povere forze, si fida e si affida al Maestro Gesù, il quale amandolo lo trasforma in pescatore di uomini... questa parola si è impressa nel mio cuore e ha dato forza alla mia speranza.

Ha incontrato il Papa dopo la sua elezione? Se sì, cosa le ha detto?

Non ancora, gli ho solo scritto per dirgli la mia disponibilità ad accettare la sua scelta su di      me. Attendo di essere ordinato e poi chiederò di incontrarlo. Vorrei dirgli grazie, non tanto per avermi chiamato a servire ancora di più la Chiesa, ma per il suo ministero che sta regalando alla Chiesa di questo tempo. Magari ci sarà anche qualche minuto per confrontarsi su qualcosa che ci sta a cuore...

Da cosa nasce la scelta di raggiungere a piedi Gubbio?

La mia passione per la natura, per il camminare immerso nel verde delle campagne e delle montagne, la mia predilezione per una preghiera fatta a contatto con la creazione. Il desiderio di ripercorrere i sentimenti di Francesco che inizia la sua nuova vita lasciando Assisi. E, infine, il bisogno di iniziare a conoscere la Sposa che il Signore mi affida. 

Come sessantesimo successore di sant’Ubaldo, la testimonianza cristiana di questo grande Vescovo e Patrono è ancora attuale nella Chiesa e nella società odierna?

Direi, purtroppo, di si! Anche oggi, e forse sempre, la terra e gli uomini hanno bisogno di menti e cuori aperti e lungimiranti che sappiano indicare le vie del bene e della pace. Mentre il male si ripete ostinatamente e con triste abitudine, il bene ha bisogno di essere donato e raccontato. La creatura amata da Dio e da Lui redenta, non può smettere mai di allenarsi alla riconciliazione e alla comunione. E S. Ubaldo è l'uomo mite ed umile che si è lasciato attraversare dalla misericordia del Padre e perciò è divenuto trasparenza della pace di Cristo, dono pasquale per ogni uomo.

È il Pastore della Diocesi dei “Tre Ceri”, che campeggiano nello stemma della Regione Umbria; cosa si sente di dire alla comunità regionale e ai rappresentanti politici del massimo consesso democratico umbro?

Mi sento di dire loro grazie per l'onere che si sono offerti di portare e per la responsabilità alla quale non si sono sottratti per il bene dell'intera comunità umbra. Assicuro loro una totale disponibilità al confronto e al dialogo, nel rispetto reciproco delle proprie competenze. Ed infine esprimo il desiderio sincero di poter pensare e sognare insieme un tempo migliore per questa terra benedetta che il Signore ci ha affidato come casa comune. L'esperienza della comunità sociale è chiamata continuamente a rigenerarsi per offrire, sempre e a tutti, un'appartenenza e una tutela che custodisca intera la vita umana nella sua dignità. 

Si appresta a guidare una Diocesi molto sensibile alla Carità e attenta alle povertà nel sostenere concretamente valide iniziative e opere segno in loco e all’estero (Kosovo, Bolivia…); nei “primi cento giorni” del suo episcopato volgerà la sua attenzione a una di queste in particolare, proseguendo l’azione pastorale dei suoi predecessori Bottaccioli e Ceccobelli affinché gli ultimi si sentano meno ultimi e non scartati dalla società?

L'azione dei pastori e della Chiesa è l'azione di Cristo. È lui che continua nel mondo la sua opera di salvezza e chiede alle comunità dei suoi discepoli di creare le condizioni migliori perchè il Vangelo venga annunziato fino ai confini della terra e sempre a partire dai più poveri. Non è una scelta continuare a servire tutto ciò è solo questione di fedeltà al mandato di Gesù.

 

Profilo biografico del nuovo Vescovo di Gubbio. Mons. Luciano Paolucci Bedini è nato il 30 agosto 1968. A 21 anni è entrato nel Pontificio Seminario regionale marchigiano “Pio XI” di Fano (PU) e presso l’Istituto teologico marchigiano dove ha conseguito il baccellierato in Teologia. Il 30 settembre 1995 è stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Ancona-Osimo, incardinandosi nella medesima Arcidiocesi. Dopo l’ordinazione ha esercitato il ministero pastorale come viceparroco, frequentando la Pontificia Università Salesiana, in Roma dal 1996 al 1999, ottenendo la licenza in Teologia. Ha svolto i seguenti incarichi pastorali: vicario parrocchiale a San Paolo Apostolo in Ancona dal 1995 al 2004; direttore dell’Ufficio catechistico diocesano dal 1999 al 2011; docente di Catechetica e di Teologia pastorale all’Istituto di scienze religiose di Ancona dal 2001 al 2011; direttore dell’Ufficio catechistico regionale dal 2003 al 2010; vice rettore del Pontificio Seminario regionale “Pio XI” di Ancona dal 2004 al 2010; assistente ecclesiastico regionale dell’Agesci dal 2005 al 2010, e dal 2010 è Rettore del Pontificio Seminario Regionale di Ancona e membro della Commissione presbiterale regionale. È autore di pubblicazioni di carattere catechetico.




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