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NEWS DALLA REGIONE
  30/10/2017 16:15


Norcia, primo anniversario terremoto del 30 ottobre 2016: momento di preghiera alle 7.41 intorno alla statua di S. Benedetto. L’Arcivescovo Boccardo: «Tre verbi ci aiutano a cogliere il senso di questa celebrazione: ricordare, sognare, imparare»



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Alle 7.41 di lunedì 30 ottobre a Norcia, in Piazza S. Benedetto, intorno alla statua del Santo patrono d’Europa si è tenuto un momento di preghiera per ricordare, ma soprattutto per non dimenticare il violentissimo terremoto che un anno fa alla stessa ora distrusse Norcia, Cascia e Preci e altri centri Valnerina, causando danni anche nello spoletino e nel folignate. Ha presieduto l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo, insieme al parroco di Norcia don Marco Rufini, ai monaci benedettini e agli sacerdoti del territorio. Tra le autorità c’erano: il presidente della Giunta regionale dell’Umbra, Catiuscia Marini, il presidente del Consiglio regionale dell’Umbria, Donatella Porzi, il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, rappresentanti dei Vigili del Fuoco col comandate regionale dell’Umbria Raffaele Ruggiero, della Protezione Civile e delle forze militari. La campana posizionata in una torre di legno dinanzi la concattedrale di S. Maria ha richiamato il silenzio alle 7.41; quindi i monaci benedettini hanno avviato la preghiera col canto del Veni Creator; poi, la lettura del Vangelo della casa costruita sulla roccia, l’omelia di mons. Boccardo, le preghiere dei fedeli e ancora i monaci benedettini col canto del Te Deum.

Nella sua riflessione l’Arcivescovo ha indicato tre verbi che aiutano a cogliere il senso di questo momento: ricordare, sognare, imparare. «Ricordare – ha detto il Presule - non significa semplicemente richiamare alla memoria una parola o un avvenimento lontani nel tempo; significa anche e soprattutto rivivere, rendere attuale, rinnovare. E tutti noi conserviamo davanti agli occhi la scena della mattina del 30 ottobre 2016, quando tutto tremava e crollava, e la gente di Norcia, impaurita e disorientata, si raccoglieva in questa piazza e, in ginocchio, guardava la facciata della Basilica di San Benedetto e pregava. Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo... Qui abbiamo fatto esperienza della nostra fragilità e della nostra impotenza davanti alle forze della natura. Ricordare significa ancora celebrare la vicinanza, la solidarietà, l’aiuto, che in questi dodici mesi ci ha circondato come in un abbraccio. L’abbiamo riconosciuto più volte: non ci siamo mai sentiti soli! Al di là di parole e gesti altisonanti, c’è stato tutto un fiorire di iniziative, pubbliche e private, generose e discrete, che ci ha permesso di gustare  la condivisione e la fraternità e ci ha sostenuto nella ripresa». Il secondo è sognare: «I mucchi di pietre – ha detto mons. Boccardo - nei luoghi dove sorgevano case, aziende e chiese ci ricordano le nostre radici. Da queste radici, che rimangono incancellabili perché fanno parte di noi, siamo obbligati a guardare al domani con fiducia, nonostante tutto. Il sogno che coltiviamo è quello di vedere non soltanto i muri messi in sicurezza, le macerie numerate e accumulate o portate in discarica, le promesse moltiplicate e rimaste incompiute, le richieste legittime relegate su qualche tavolo, ma una vera e propria e concreta ricostruzione delle case, delle aziende e dei monumenti che muova risorse e intelligenze e permetta di affrontare il peso delle giornate (e dell’inverno che si avvicina) con la garanzia della sicurezza e della stabilità. Sogniamo una azione corale e decisa per sconfiggere la delusione e la rassegnazione; sogniamo che per salvare le pietre perché considerate quasi intoccabili non si rischi di farle cadere sulle persone; sogniamo che l’emergenza sia presto dichiarata conclusa perché ognuno avrà potuto fare ritorno alla propria casa e ritrovato il proprio lavoro e le proprie relazioni». E infine imparare: «Abbiamo imparato – ha detto l’Arcivescovo - che non siamo i padroni del mondo e che, nonostante i progressi giusti e necessari della scienza e della tecnica, non possiamo prevedere, gestire ed orientare il corso degli eventi naturali e aggiungere nemmeno un minuto al tempo della nostra vita (cf Lc 12, 20); abbiamo imparato che tanti patrimoni accumulati con anni di sacrificio e di fatica non sono necessariamente garanzia di sicurezza e invulnerabilità; abbiamo imparato che lo stare insieme e il condividere quello che si ha è una forza capace di riscaldare il cuore e di far superare litigi e incomprensioni; abbiamo imparato che i gesti gratuiti della solidarietà sono capaci di rinsaldare il tessuto sociale rendendolo ricco in umanità e di farci guardare all’altro, al vicino non come ad un concorrente ma come ad un amico e fratello. E continuamente impariamo che sono poche le cose che contano davvero nella vita, che le dobbiamo ricercare con costanza e conservare con attenzione, perché quella è la nostra vera ricchezza, il patrimonio che non è esposto a nessuna minaccia generata dall’insipienza degli uomini o dalla forza della natura».

Al termine del momento di preghiera a Norcia mons. Boccardo si è recato a Cascia dove ha celebrato Messa nella Basilica di Santa Rita per ringraziare tutti le associazioni di volontariato che in questo anno si sono affiancate alla gente della Valnerina. Poi, è andato di nuovo a Norcia, al centro di comunità della Madonna delle Grazie, per inaugurare un grande prefabbricato che servirà per le attività parrocchiali. 




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