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  11/11/2017 13:45


Dal Convegno catechistico regionale “La gioia di far incontrare Gesù” al teatro Lyrick di Assisi con i catechisti delle otto diocesi umbre. Il cardinale Gualtiero Bassetti ai catechisti: «siete i servitori della gioia del Vangelo, testimoni e portatori della gioia di un messaggio che dinanzi alle ingiustizie e cattiverie del mondo sia pronto ad annunciare la vittoria dell’amore sull’odio» L’arcivescovo Renato Boccardo, presidente della Ceu: «Il catechista svolge un servizio alla Chiesa, racconta con la sua esistenza l'incontro che ha avuto con il Signore»



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La gioia di far incontrare Gesù” nell'annuncio del Vangelo è quanto proposto al Convegno regionale per la Catechesi e l'evangelizzazione promosso dalle Commissioni Catechistica e Presbiterale della Conferenza episcopale umbra (Ceu) in collaborazione con gli Uffici catechistici delle otto Diocesi dell’Umbria.

Al teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli in Assisi, domenica 12 novembre, circa 500 catechisti di diverse età, tra cui molti giovani, provenienti dalle Diocesi umbre, si sono confrontati sul ministero che vivono nelle comunità parrocchiali, per un rilancio dell'evangelizzazione basato sulla centralità della Bibbia, sul primo annuncio «dell'amore cristiano da rimettere al centro del servizio - è detto nel documento consegnato a tutti i partecipanti e redatto dall'Ufficio catechistico regionale - in uno stile di accoglienza che consenta di riconoscersi nel volto dell'altro e che permetta di far uscire l'aspetto empatico nelle relazioni che si costruiscono con i ragazzi e le famiglie».

La catechesi non può essere anonima…, sia animata da un carattere familiare.

Ad aprire il Convegno è stato il cardinale Gualtiero Bassetti arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, che ha presieduto la preghiera iniziale e salutato i presenti: «Voi catechisti siete i servitori della gioia del Vangelo, testimoni e portatori della gioia di un messaggio che dinanzi alle ingiustizie e cattiverie del mondo sia pronto ad annunciare la vittoria dell’amore sull’odio», ha detto il cardinale. «E' la gioia del vangelo che riempie il cuore e la vita dei cristiani ed è anche la fonte dell’entusiasmo che proviamo nella nostra missione catechistica ed evangelizzatrice – ha aggiunto –. La gioia del Vangelo apre orizzonti di speranza nelle situazioni più faticose e critiche della esistenza quotidiana; è ancora essa ad essere quella fiducia stabile che ci permette uno stile di annuncio cristiano, capace di mettersi in ascolto dell’altro. Oggi, più che in passato, la catechesi non può essere anonima, ma deve interessarsi dei volti di coloro a cui è diretta, creando un ambito materno ed ecclesiale nel quale sviluppare il dialogo: per questo è essenziale che la catechesi sia animata da un carattere familiare, caldo, mansueto, vicino alla vita della  gente e senza la paura di andare, quando è necessario, contro corrente».

I catechisti messaggeri gioiosi dell’incontro con il Signore.

«Il servizio della catechesi è un incontro di fede vissuto in prima persona nella concretezza e realismo del mondo contemporaneo, abitando il tempo presente con un'attenzione alle realtà in continuo divenire nelle comunità ecclesiali e nella società», è l'aspetto evidenziato da mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Ceu. «Il catechista svolge un servizio alla Chiesa, racconta con la sua esistenza l'incontro che ha avuto con il Signore», ha sottolineato il presidente della Ceu durante l’omelia della celebrazione eucaristica al Teatro Lyrick. «E da questo incontro nasce anche il dinamismo e la fantasia di cui il catechista è ricco – ha proseguito il presule –, inventando modalità concrete per raccontare la gioia del vangelo, animato dalla passione che lo ha catturato e che ha trasformato la vita per trasmetterla agli altri e diventare così messaggeri gioiosi di questo incontro da diffondere e condividere».

Un triennio di lavoro… con attenzione a dinamiche e provocazioni dalla realtà di tutti i giorni.

Il Convegno conclude un triennio di lavoro svolto dalle Commissioni Ceu catechistica presbiterale, impegnate a esplorare le realtà e vivacità delle diverse parrocchie nell'evangelizzazione e catechesi. «Si è lavorato sull'esperienza della catechesi riproposta e promossa dagli stessi parroci – spiega don Luca Delunghi, direttore dell'Ufficio catechistico regionale – in una più consapevole presa di coscienza di quello che è il bell'annuncio del Vangelo e con un'attenzione alle dinamiche e provocazioni che riceviamo dalla realtà di tutti i giorni, rimettendoci in ascolto, per una ripartenza che attraverso i vari documenti del magistero di papa Francesco e della Chiesa Cattolica sulla catechesi riqualifichi e ricalibri la nostra andatura».

Una catechesi dal linguaggio materno.

Una missione evangelizzatrice che è essenzialmente annuncio di speranza che apre orizzonti ampi, una conversione pastorale che negli incontri di catechesi parli della vita e dell'esperienza comunitaria, specie ai ragazzi e alle giovani famiglie. «Una catechesi semplice che annunzi a piccoli e grandi che vale la pena credere che Gesù è la gioia della vita – ha ricordato don Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico della Diocesi di Roma, relazionando al Convegno –. Una catechesi che con un linguaggio materno fa scoprire con la passione del cuore che abbiamo bisogno di Dio, perché altrimenti il cuore si chiude e diventa più triste. Un'esperienza che bambini e genitori vivono insieme per scoprire che il Vangelo è ciò che promuove la vita: tutto allora diventa bello, semplice, vero e diretto ed è ciò di cui hanno bisogno i ragazzi. A ciò si aggiunge anche il fare esperienza di una vera comunità di catechisti, fare esperienza dell'amore che c'è nella famiglia e nella comunità».

La valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana.

Della necessità della progressività dell’esperienza formativa in cui interviene tutta la comunità in una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana, ha parlato il secondo relatore del Convegno, fratel Enzo Biemmi, della Congregazione dei Fratelli della Sacra Famiglia e direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Verona. «L'incontro catechistico – ha sottolineato il religioso – ha sempre bisogno di una adeguata ambientazione e di una motivazione attraente per un ampio processo di crescita e di integrazione di tutte le dimensioni della persona in un cammino comunitario di ascolto e di risposta. Un passaggio dalla straordinarietà dell’esperienza iniziatica, all’ordinarietà di una vita comunitaria centrata sull’eucaristia, tempo di un’esperienza bella di Chiesa in un’età in cui la vita esplode in tutta la sua complessità e intensità».

Richiamo dei catechisti alla formazione dell’intera comunità ecclesiale sui contenuti della fede e sui nuovi linguaggi della società contemporanea.

Un convegno che segna al tempo stesso una verifica e una ripartenza in cui il ministero del catechista tiene conto della corresponsabilità di tutta la comunità, ma dove è il catechista principalmente che ha la gioia di rendere accessibile all'uomo di oggi l'annuncio del Vangelo prima con l'ascolto e l'accoglienza della vita reale di chi ci si trova davanti. Esigenza condivisa dai catechisti è quella della formazione di tutta la comunità ecclesiale sia sui contenuti della fede che sulle opportune metodologie nonché sui nuovi linguaggi della società contemporanea.

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